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Un po' di storia
La prima documentazione sull'impiego di questo materiale è coeva alla costruzione degli edifici barocchi a Torino e se ne trova traccia, ad esempio, nelle istruzioni fornite da Gian Battista Baroncelli, a partire dal 1680, per la costruzione dell'Ospedale San Giovanni Battista: "questi modiglioni saranno della pietra di Gassino della migliore e senza difetti".
Citazioni delle cave e descrizione della roccia si trovano in una nota di Nicolis di Robilant del 1784 e, dello stesso autore, nel famoso catalogo delle risorse minerarie degli Stati Sardi del 1786, corredato di una carta con le ubicazioni dei siti, e nel catalogo di Barelli nel 1853.
Tra illustri visitatori delle cave si annovera l'accademico di Francia Alexandre Brongnart che nel 1823 dopo la visita dei colli attorno a Superga scrive degli aspetti geologici del sito di Gassino.
Nel 1828 Charles Lyell, uno dei fondatori della geologia modernamente intesa, visita la zona in compagnia di Roderik I. Murchison riportando le impressioni sulla costituzione del Calcare di Gassino così come riportate nel celeberrimo Principles of Geology pubblicato nel 1833.
Tra gli autori che trattano dei problemi geologici della zona nel periodo 1834-1886 ricordiamo: Pareto, Pasini, A. Sismonda, Gastaldi, Murchison e Costa che ricorda che i "tagliamonti" dai quali desiderava essere accompagnato in visita alle cave, parlassero un dialetto "inintelleggibile da noi altri veri italiani".
Lo studioso più importante per quantità e qualità degli studi fu senza dubbio Sacco, che tratta della geologia di Gassino in varie opere. Pubblica la carta geologica dei Colli Torinesi sulla quale sono indicate le bancate calcaree gassinesi e conia per i depositi locali un termine provvisorio di era geologica: il Gassiniano.
Douville (1905) nel verbalizzare le sedute del Congresso di Torino della Societé Geologique de France, riferisce delle sue escursioni al Roc di Gassino e a Cava De Filippi, guidate rispettivamente da Sacco e da Prever. Quest'ultimo autore, in una sintesi dedica ampio spazio all'Eocene di Gassino e pubblica un'immagine di Cava De Filippi che, a conoscenza, è l'unico documento fotografico sulle cave.
Sempre Prever descrive l'escursione a Gassino dei partecipanti al Congresso della Società Geologica Italiana del 1907. Vengono visitate alcune cave, ultima delle quali è Cava Vaudetti, dove sembra che i congressisti, più che le numerose Terebratuline, abbiano apprezzato i "canestri ricolmi di fichi" offerti dal titolare della cava.
Tra gli articoli comparsi recentemente ricordiamo, per le notizie storiche sul Calcare di Gassino, quello di Gilbert Volterrani (1980) relativo al restauro dell'ex Ospedale San Giovanni Battista, e Corino, Massa e Bertagna, che trattano dei problemi derivanti dall'impiego del Calcare di Gassino sia durante la costruzione che durante i lavori di restauro della Basilica di Superga. L'abbandono dell'impiego come materiale da costruzione fu causato sia dal progressivo esaurimento della disponibilità, sia dalle caratteristiche geotecniche di questo materiale, talora molto scadenti. Col passare del tempo fu evidente che le parti meno massicce tendevano ad alterarsi abbastanza profondamente: l'attuale degrado di molti manufatti è da ricercarsi nella natura stratificata della roccia, che presenta talora dei veli argillosi tra strato e strato, e quindi molto sensibile all'aggressione degli agenti meteorologi più o meno intensa mente inquinati.
Importanza degli studi paleontologi
Intorno alla metà del secolo scorso vennero pubblicate le prime importanti memorie di tipo generale sulle faune terziarie piemontesi e, fra gli altri, vi vennero descritti i non ancora numerosi fossili provenienti da Gassino.
Soltanto verso la fine del secolo e il primo decennio del '900 si verifico il maggior incremento della ricerca paleontologica sulle rocce di Gassino, insieme con la realizzazione del nuovo rilevamento geologico del territorio collinare ed all'interpretazione stratigrafica e strutturale dei suoi affioramenti.
Si ricorda, in particolare, oltre alle raccolte del Museo dell'Università, la collezione allestita con competenza e straordinaria accuratezza di registrazione da Rovasenda, frequentatore assiduo per decine di anni degli affioramenti calcarei dei Colli Torinesi.
Da un esame complessivo della letteratura paleontologica sulla Formazione di Gassino risultano identificati più di 200 taxa di Invertebrati, circa 30 di Vertebrati e una ventina di Vegetali. Vengono descritte settantasette specie nuove e circa altrettante nuove varietà.
Per curiosità, vi proponiamo un elenco delle classificazioni di fossili che hanno suffissi con riferimento specifico a "Gassino"
Chapmanina gassinensis (Silvestri 1905)
Rhyncholites eogassinensis (Sacco 1904)
Cirsotrema gassinensis (Sacco 1891)
Aneurystoma eogassinensis (Sacco 1904)
Anadara eogassinensis (Sacco 1898)
Tellina eogassinensis (Sacco 1901)
Cuspidaria eogassinensis (Sacco 1901)
Cistella eogassinensis (Sacco 1902)
Un gruppo di gassinesi nel novembre 2014 ha pensato di impegnarsi per rivalutare questo materiale tipico della nostra zona che per la sua particolare versatilità è stato utilizzato sia come componente di costruzione che come elemento decorativo, fondamentale nell'edificazione delle chiese e dei palazzi barocchi di Torino e diverse località del circondario.
Rivalutare questo materiale rappresenta per noi l'inizio di una serie di molteplici attività: raccogliere documenti, memorie e curiosità del passato, censire e documentare quello che rimane delle zone di cava e dei siti geologici, censire e documentare i siti dove questo materiale è stato utilizzato, organizzare serate divulgative, workshop, attività conoscitive, ecc...



