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Gassino Torinese: 1000 anni di storia
Gassino Torinese, quindici chilometri a est di Torino, è un centro residenziale situato lungo la direttrice Torino-Casale sulla destra orografica del fiume Po che ne determina a settentrione il confine comunale.
Il territorio gassinese è costituito da tre valli che sfociano direttamente sul margine sud occidentale della Pianura Padana: la Valle di Bardassano, attraversata dalla provincia-le che conduce a Chieri, la Valle di Bussolino che collega Gassino ad alcune località della Collina Torinese e la Valle Baudana che delimita il confine con il Comune di San Raffaele Cimena. Queste tre valli sono simbolicamente rappresentate dalle "tre zappe" dello stemma comunale.
Sull'origine del nome sono state avanzate molte ipotesi: la più attendibile è il riferimento al nome celtico "cassanus" ovvero "luogo delle querce". Anche l'origine del borgo non è individuabile con certezza. La più antica citazione del luogo si trova in un diploma dell'anno 1004 con il quale Arduino, re d'Italia, consegnava la giurisdizione della "Villa Gassingo", il villaggio di Gassino, ad uno dei suoi uomini più fidati, Alberico. Ma, in realtà, questa località doveva avere una discreta importanza già in epoche decisamente più antiche in quanto era situata lungo l'antica strada che collegava il Municipio romano di Industria (Monteu da Po), abitato dalla tribù Pollia, alle città di Carreum Potentia (Chieri) e Augusta Taurinorum (Torino). Un antico documento testimonia che tra il 1010 e il 1031 il Vescovo di Torino, Landolfo, riunì nella Pieve di San Pietro in Gassino quattro cappelle, San Salvatore, Santa Maria, San Michele e Sant'Eufemia.
Tra il 1004 e il 1418 le vicende storiche di Gassino si collegano alla Storia e alle contese dei principali Casati Piemontesi, essendo questa località particolarmente ambita per la sua allettante posizione strategica in prossimità dei confini tra le varie terre in cui era suddivisa la regione subalpina.
Da Alberico, primo signore di Gassino, discesero, secondo tradizione, i Ferada dei tre castelli, ora scomparsi, situate colli che dominano il borgo: Ostero sul colle di San Grato, Polosenda in regione Rocco-Aprile e Polmoncello sul Colle della Trinità. Nel 1164 il marchese Guglielmo, per garantirsi l'appoggio del borgo gassinese come baluardo difensivo contro il Comune di Chieri, conferì alla comunità locale l'autonomia della gestione della pubblica amministrazione. Gassino fu quindi elevata a Comune autonomo e la sua posizione di terra di confine permise ai suoi cittadini di ottenere sempre più consistenti privilegi. Tra questi l'autorizzazione, concessa nel 1299, per circondare il borgo con robuste mura difensive troncate soltanto dalle quattro porte d'ingresso all'abitato.
Nel 1305, con l'improvvisa scomparsa del marchese Giovanni, e priva di un successore diretto, termina la dinastia degli Aleramici del Monferrato. Dalla conseguente crisi per la successione ne approfitta il marchese di Saluzzo, Manfredi IV, che occupa alcuni possedimenti appartenenti al marchesato del Monferrato, tra cui Gassino. La conquista di questa località da parte di Manfredi provocò la reazione del principe Filippo d'Acaja, al quale già appartenevano vasti territori nel Piemonte occidentale e che, con i suoi uomini, cinse Gassino d'assedio per quasi un anno. Fino a quando, cioè, la comunità assediata riuscì ad ottenere nuovi privilegi, instaurando con Filippo un rapporto di fedeltà e dedizione.
Nel tentativo di riconquistare il borgo, i marchesi del Monferrato, durante il secolo XIV, strinsero d'assedio Gassino in altre due occasioni, nel 1337 e nel 1397. Soltanto nel 1418, finalmente, un nuovo atto di fedeltà sancì definitivamente il legame tra il Comune di Gassino e Casa Savoia.
Nei secoli successivi la storia del Piemonte è oscurata da lunghi periodi di guerra. Con diversi pretesti, e attraverso continue variazioni nelle alleanze, gli eserciti delle principali potenze europee invasero ripetutamente le terre piemontesi. Naturalmente in tutte le vicende che coinvolsero il Ducato di Savoia fu interessato anche il territorio gassinese, la cui popolazione ben raramente visse periodi di pace.
Particolarmente drammatica fu la situazione vissuta dai gassinesi durante l'assedio, e successiva liberazione, di Torino avvenuta nel 1706. Il territorio di Gassino, infatti, si trovò coinvolto nelle manovre di una parte dell'esercito francese che, nel tentativo di raggiungere la capitale subalpina attraverso la sponda destra del Po, soggiornò per diversi giorni in questa zona con saccheggi e soprusi patiti dai cittadini gassinesi.
Meno di un secolo dopo, nel 1800, tutto il Piemonte, e quindi anche Gassino, fu annesso alla Francia di Napoleone Bonaparte, il cui regime terminò nel 1814.
Anche nel periodo risorgimentale i gassinesi furono chiamati ad opporsi a periodi travagliati, originati da calamità naturali quali grandine, siccità, gelate fuori stagione, che spesso colpirono la produzione agricola, principale fonte di sostentamento della popolazione e che in più occasioni, conseguentemente, fu costretta in buona parte ad emigrare all'estero. Tuttavia, nell'epico periodo dell'Unità d'Italia, anche grazie ai numerosi villeggianti che avevano scelto questa località per le vacanze estive, Gassino, nominata Capoluogo di uno dei Mandamenti in cui era suddiviso il Piemonte, visse diversi periodi di floridezza e di intensa attività con l'apertura di botteghe e alberghi, di un dinamico stabilimento industriale e con il comodo collegamento con Torino per mezzo del tramway.
I portici
Sono vestigia del periodo medievale di Gassino. Risalgono infatti al XV-XVI secolo e sorsero nel luogo dove più intensa era la vita pubblica del borgo, in un'epoca in cui era ancora cintato dalle mura difensive di fine '200.